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28/12/2007
Tramvia e referendum, il difensore civico scrive al sindaco: "La corretta informazione istituzionale è legittima"
Il sindaco Leonardo Domenici ha ricevuto stamani dal difensore civico Alberto Brasca la lettera in cui si risponde all’istanza presentata dal consigliere comunale Mario Razzanelli, riguardo la comunicazione sulla tramvia in vista del referendum del 17 febbraio. La nota è stata inviata anche al segretario generale del Comune e per conoscenza allo stesso Razzanelli. Ecco il testo della lettera. Come è presumibilmente già noto alle SS.LL ci è pervenuta una formale istanza del sig. Mario Razzanelli con cui si chiede al Difensore civico di intervenire “facendo sì che l’Amministrazione comunale cessi di utilizzare gli strumenti della comunicazione istituzionale come mezzi di campagna referendaria”. In particolare il sig. Razzanelli lamenta “una massiccia campagna di informazione a favore della realizzazione dell’intervento oggetto di consultazione, tramite a) affidamento all’Istituto Doxa di un’indagine campionaria a mezzo telefono, b) trasmissioni radiotelevisive sull’utilità degli interventi oggetto del referendum e c) spot destinati alla programmazione nelle sale cinematografiche dal 16.12.2007 a tutto il gennaio 2008”. Precisato che questa Difesa Civica non ha in nessun caso poteri autoritativi, e che in merito alla specifica istanza la titolarità di un eventuale intervento è semmai di competenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a norma dell’art.10 della Legge n.28/2000, credo giusto ed opportuno esplicitare un parere sulla questione “quale garante dell’imparzialità e del buon andamento dell’amministrazione”. La L. 22.02.2000 n. 28 disciplina “l’accesso ai mezzi di informazione durante le campagne per l’elezione al Parlamento europeo, per le elezioni politiche, regionali e amministrative e per ogni referendum”. Secondo l’interpretazione letterale di tale norma può senz’altro ritenersi che le modalità di comunicazione politica e l’accesso ai mezzi di informazione, nel caso del referendum sulla Tramvia di cui si tratta, ricadono nella disciplina della legge 28/2000. Di conseguenza: a) ai sensi dell’art. 4 comma 10 della L. n. 28/2000, “per le consultazioni referendarie, la disciplina relativa alla diffusione della comunicazione politica e dei messaggi autogestiti si applica dalla data di indizione dei referendum” . La disciplina “limitativa” della L.n.28/2000, nel caso in esame, entrerà pertanto in vigore dal momento dell’indizione formale del referendum, che, si ricorda, dovrà avvenire “almeno 30 giorni prima della consultazione”, come stabilito dall’art. 16 del Regolamento comunale sul Referendum e le Consultazioni popolari. b) Ai sensi dell’art. 8 comma 1 della L. n. 28/2000, ”nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici”. Il sondaggio commissionato dal Comune di Firenze e richiamato nell’istanza del sig. Razzanelli è pertanto legittimo sotto il profilo della L. n. 28/2000, mentre sarebbe certamente illegittimo reiterarlo e diffonderne i risultati “nei quindici giorni precedenti la data del referendum”. c) Dall’indizione del referendum alla chiusura delle operazioni di voto l’art.9 della L.n.28/2000 fa “divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”. La norma merita, a mio avviso, qualche riflessione. Fermo restando, infatti, che il divieto non è assoluto e resta comunque salva la comunicazione “indispensabile per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”, la ratio della legge 28/2000 può aiutarci ad individuare i limiti obiettivi alla comunicazione posti dalla legge. In caso di elezioni politiche o amministrative la ratio è indubbiamente quella di evitare ogni interferenza delle pubbliche amministrazioni con il libero confronto tra le forze politiche e di non dare “ vantaggi di visibilità” agli amministratori eventualmente candidati. In caso di referendum, ovviamente, la ratio della legge non muta ed è sicuramente vietata ogni forma di comunicazione diretta a privilegiare una delle due parti che si contrappongono di fronte al quesito referendario; pur tuttavia appare senz’altro sostenibile un vincolo attenuato rispetto alle elezioni politiche o amministrative. In primo luogo perché se ha un senso preciso, in caso di elezioni politiche o amministrative, connotare la comunicazione istituzionale “in forma impersonale”, detto vincolo ha in verità uno scarso significato in caso di referendum. Ma soprattutto, in caso di referendum, sembra del tutto illogico che sia vietata ogni iniziativa informativa circa i contenuti dell’oggetto specifico della consultazione, sembrando al contrario democraticamente doveroso promuovere il massimo di consapevolezza dei cittadini sulla questione cui sono chiamati a pronunciarsi. Esemplificando su un ipotetico referendum abrogativo di una legge sarebbe a mio avviso non solo legittimo, ma sommamente opportuno far conoscere a tutti, con ogni mezzo di comunicazione, i contenuti della legge. Nel caso specifico del referendum fiorentino sulla tramvia credo parimenti che una corretta comunicazione istituzionale diretta ad illustrare con oggettività i contenuti reali del progetto in esame sia non solo legittima, ma forse anche doverosa, per consentire a tutti i cittadini di esprimersi con il massimo possibile di consapevolezza, e non solo in base alle campagne di propaganda dei due schieramenti contrapposti. Non mi sfugge che il confine tra “corretta informazione” e “campagna di propaganda” può essere talvolta labile. Non credo pertanto che si possano fare valutazioni in astratto. Si tratta di esaminare in concreto i singoli filmati ed i singoli spot, oggetto dell’istanza del sig. Mario Razzanelli, valutando di volta in volta se sono riconducibili ad una corretta informazione ovvero ad una campagna di propaganda : nel primo caso sono, a mio giudizio, legittimi, nel secondo ricadono invece nel divieto e dovranno essere interrotti dalla data di indizione del referendum. La valutazione di cui sopra, così come le eventuali sanzioni, competono istituzionalmente all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che può agire d’ufficio ovvero su segnalazione di parte, anche avvalendosi del Comitato regionale. E’ naturalmente responsabilità degli organi di governo del Comune e del Segretario generale, quale garante della legittimità degli atti, valutare preliminarmente il carattere delle iniziative di comunicazione in essere ed adottare i comportamenti conseguenti. (ag)

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