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24/12/2009
Auguri di Natale, l'intervento del sindaco Matteo Renzi

Questo il testo dell’intervento del sindaco Matteo Renzi alla cerimonia di auguri alla città, che si è tenuta martedì 22 dicembre nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio:

 

“STELLARE LA NOTTE”

1. L’anima di una città
Buonasera, benvenuti.
Amiche e amici di Firenze grazie a tutti per essere qui.
Rivolgo un saluto affettuoso al console Alessandro Berti, decano del corpo consolare, alle autorità civili, a partire da Sua Eccellenza il Prefetto Andrea De Martino, alle autorità religiose che vedono qui tra l’altro Sua Eccellenza il Vescovo Giuseppe Betori, alle autorità militari.
È la prima volta che ho l’onore di rivolgere il pensiero di augurio di Buon Natale e di felice Anno Nuovo e sono veramente contento ed emozionato. Sento, infatti, la responsabilità straordinaria di questa fascia e soprattutto di questo giglio. E avverto il compito delicato e contemporaneamente struggente di un incarico colmo di emozione e di bellezza.
Io sono fermamente convinto che le città non siano un ammasso di pietre. Che le città siano un organismo vivente. Che le città abbiano un’anima. E questo è più vero che mai in questo momento storico.
Mi fa particolarmente effetto dirlo nel Salone dei Cinquecento che ha ospitato forse la prima rappresentazione, anche teorica, delle città come organismo vivente, come soggetti protagonisti del mondo internazionale, in occasione dei convegni internazionali degli anni ’50.
Ma vi confesso che sento più viva che mai questa considerazione in modo particolare quando il martedì mattina giro per le scuole, visitandole e incontrando gli studenti, i professori, i lavoratori della pubblica istruzione. I media stanno molto attenti a quello che facciamo o che diciamo, e per questo mi sembra giusto ringraziarli: ma non hanno spesso la stessa attenzione per questa iniziativa di visita nelle scuole che sono il luogo del nostro domani. Devo dirlo con molta chiarezza: è straordinario vedere attraverso gli occhi dei bambini come la città stia cambiando. Capire dai loro racconti come la città sia profondamente diversa da quella che talvolta ci rappresentiamo noi addetti ai lavori della politica.
La città come un organismo vivente, dunque. La città con una sua anima e con davanti grandi sfide, a partire dal tema dell’integrazione nelle prime elementari. L’episodio che mi ha colpito di più è quello accaduto alla Cairoli, che è una delle scuole del centro dove il numero di bambini non italiani è molto significativo rispetto alle altre scuole (42,7%), più anche di alcune zone periferiche che spesso si citano a modello di integrazione. La domanda che solitamente faccio il martedì mattina è: “Qual è la cosa che vi piace di più di Firenze?”. Sono molto fiero quando sento dire che è Palazzo Vecchio. E sono molto fiero quando sento dire che è piazza del Duomo, specie per chi magari ci racconta di esserci andato, dopo la pedonalizzazione, in bicicletta con i propri genitori. Mi ha colpito però un bambino musulmano della Cairoli che ha detto che la cosa più bella è la sinagoga, in via della Colonna,. Segno evidente di uno sguardo aperto e di un cuore disposto a stupirsi, a commuoversi, a emozionarsi.
Se ormai tutti siamo convinti che la città abbia un’anima, una missione, una vocazione, molto dobbiamo a un grande Sindaco del passato, Giorgio La Pira. Mi piace allora farci gli auguri oggi con il pensiero di un fiorentino straordinario, Mario Luzi, che da San Miniato – sono debitore agli amici di San Miniato, a padre Bernardo che è in qualche misura l’ispiratore di questo pezzo – raccontando e ricordando La Pira, utilizzò delle parole che trovo perfette per dimostrare cosa dobbiamo fare noi oggi e anche per farci gli auguri. Nella lirica intitolata “Siamo qui per questo”, Mario Luzi parlando di La Pira diceva: “Levò alto i pensieri, stellò forte la notte”.

2. Levare alto i pensieri, stellare la notte
Mentre mi preparavo a questo appuntamento al quale tengo molto, non solo per il significato simbolico, ma anche per il ruolo del corteo storico della Repubblica fiorentina, che è una presenza fondamentale per la tradizione e quindi per il futuro della nostra città, ho riflettuto sul significato profondo dell’ espressione: “Levare alto i pensieri”.
In un tempo come il nostro che rischia l’omologazione culturale, che rischia il pensiero unico anche nei dettagli, che rischia in qualche misura di vivere di superficialità, “levare alto i pensieri” è forse una delle missioni di Firenze. È forse uno dei compiti di Firenze. Significa andare controcorrente. Significa non avere paura di sognare contromano. Significa agire nel tessuto profondo del nostro stare insieme.
“Stellare forte la notte” è il tema biblico di Isaia, che ha ispirato generazioni di mistici, di artisti, di poeti, risalendo dall’Antico Testamento fino - permettetemelo - al Francesco Guccini della canzone Shomèr ma mi-llailah , o alle vibranti parole di qualche anno fa di Giuseppe Dossetti. Forse questo è il significato profondo del ruolo che la nostra città deve avere oggi.
Forse Firenze è chiamata non soltanto a raccontarsi, a lamentarsi, a dirsi le cose che non vanno, ma a stellare forte la notte. Forse Firenze deve cambiare per essere se stessa. Forse Firenze ha bisogno di uscire dal chiacchiericcio nel quale noi, per primo io, per prima la nostra amministrazione troppo spesso la costringiamo: provare a stellare forte la notte.
E allora mi domando se il ruolo di Firenze non debba proprio essere quello di contribuire stellare forte la notte in un momento delicato del nostro pianeta come quello che stiamo vivendo.
Stellare la notte della sostenibilità. Qualche giorno fa ero a Copenaghen, unico italiano insieme al sindaco di Roma, insieme a cento sindaci di tutto il mondo, da New York a Londra, da Los Angeles a Buenos Aires, da Honk Kong a Toronto, al grande vertice sull’ambiente e sulla sostenibilità. Abbiamo bisogno di stellare forte la notte per uno sviluppo sostenibile che profumi di futuro il nostro pianeta.
Forse abbiamo anche bisogno di stellare forte la notte dando un contributo come città al dibattito internazionale In questo stesso luogo, nel Salone dei 500, insieme al Rettore Tesi, il 9 novembre abbiamo accolto i ragazzi Erasmus per ricordare il ventennale della caduta del muro di Berlino. Non solo un ricordo, dunque, ma un invito concreto ad essere cittadini del mondo, messaggeri di speranza, costruttori di ponti e non costruttori di muri..
Stellare la notte dell’ingiustizia, per esempio sul grande e delicato tema dell’alimentazione. Qualche settimana fa abbiamo ospitato Carlin Petrini, che ci ha aiutato a riflettere sui grandi temi del cibo. Oggi questo pianeta ha cibo a sufficienza per 12 miliardi di persone. Eppure siamo 6,3 miliardi e non riusciamo a vincere la malnutrizione di 1 miliardo di persone. Come può la politica fingere di ignorare un tema così cruciale per il futuro del mondo?
Stellare la notte della violenza e far arrivare gli auguri di Buon Natale ai bambini. I bambini costretti a combattere. Consentiteci da questo Palazzo di fare gli auguri non solo simbolici, ma anche di alzare forte oggi, qui, una voce per i sei bambini soldato che sono stati condannati a morte in Darfur dopo essere stati violentati nell’animo per essere costretti a combattere.
Firenze ha bisogno di stellare forte la notte facendo sentire la propria voce nel dibattito internazionale. Così come pure Firenze ha bisogno di stellare forte la notte non facendo mancare la propria presenza nel dibattito europeo.
Noi siamo una generazione che ha imparato ad avere l’euro in tasca, ma non ancora l’Europa nel cuore. E allora giudico di fondamentale importanza che, alla presenza del capo dello Stato, il ministro Ronchi e soprattutto il direttore dell’Istituto universitario europeo Yves Mény abbiano lanciato la proposta perché Firenze divenga sede della scuola di diplomazia europea. Che sarebbe un segnale straordinario per fare della nostra città sempre di più una città capitale europea. Siamo la sede dell’Istituto Universitario Europeo, vogliamo sempre di più essere una sede dell’Europa dei popoli.
Ma abbiamo bisogno di stellare la notte anche in Italia. Vorrei che tutti insieme ci facessimo gli auguri di buon anno, ma facessimo gli auguri di buon anno a un’Italia da pacificare. Che facessimo gli auguri di buon anno e di buon Natale al supremo garante della Costituzione, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano cui va la nostra gratitudine per aver voluto vistare Palazzo Vecchio qualche giorno fa. Auguri al presidente della Repubblica per il suo ruolo a difesa di tutti, fuori dalle polemiche, libero da ogni condizionamento di parte. E vorrei che con lo stesso impegno e con lo stesso augurio noi ci rivolgessimo per gli auguri di buon Natale e buon anno al presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, cui va la nostra vicinanza dopo l’indegna aggressione di Milano e a cui va, nel rispetto di posizioni politiche diverse, la condivisione rispetto al ruolo istituzionale con l’invito ad essere sempre di più elemento di pacificazione in questo nostro Paese. Un’Italia che ha bisogno di essere rilanciata contro il declinismo. Un’Italia che uscirà dalla crisi sapendo che questa crisi è una crisi innanzitutto di valori e non soltanto di valori economici. Un’Italia a cui vogliamo bene, perché è la nostra casa, di noi cittadini del mondo orgogliosi di essere italiani.

3. Coraggio Firenze!
Abbiamo bisogno di stellare la notte anche a Firenze. Ecco perché abbiamo bisogno di portare le stelle di Firenze nel nostro cuore e soprattutto di non essere sospesi tra il rimpianto e la paura. Coraggio, Firenze.
Oggi che va di moda soltanto la visibilità, proviamo a impegnarci perché il 2010 sia l’anno della vivibilità. L’anno in cui fare attenzione alle piccole cose: a un piccolo giardino di periferia, come al recupero dei nostri fiumi, a partire dall’Arno, o al recupero delle Casine. Abbiamo detto che avremmo fatto altri 100 punti per il 2010, ma non saranno 100 cose da fare, saranno 100 piccoli luoghi, 100 punti geografici da recuperare, da rimettere in gioco, da conservare e preservare. Coraggio, Firenze. Perché in un tempo di mordi e fuggi si possa affermare il “gusta e stai”, il gusta e stai che vuol dire qualità contro una mercificazione folle. Quando noi combattiamo perché la qualità sia nella nostra offerta non soltanto turistica, vogliamo semplicemente essere eredi di una tradizione vera: no alla plasticaccia travestita da pizza, sì alla qualità dell’accoglienza. E oggi che vogliamo cambiare innanzitutto noi stessi, credo che sia importante trovare dei simboli. Coraggio, Firenze.
Ieri ho fatto gli auguri a dei bambini che sono ricoverati al reparto di oncoematologia dell’ospedale Meyer, insieme alla Fondazione Tommasino Bacciotti, convinto di rappresentare tutta la città. Mi avevano vestito tutto per benino, anche con la barba. Mi ha colpito un bambino di due anni e mezzo, Daniele di Prato, che ha detto alla sua mamma: “Oh, ma quello è il vero Babbo Natale!”. E’ bello vedere negli occhi dei bambini anche dei bambini malati, il gusto e il piacere di stupirsi. Siamo vicini a quei bambini con tutto il nostro cuore. Noi che talvolta perdiamo il gusto e la meraviglia dello stupore. È una gigantesca sfida riprendersi la capacità di stupore. Quello che è accaduto con la pedonalizzazione di piazza del Duomo è innanzitutto il bisogno di tornare a stupirsi. Noi ci siamo in qualche modo meravigliati di avere a che fare con un luogo così bello e unico come la Cattedrale, che ci sembrava quasi di aver perso. E’ cambiata la colonna sonora di quella piazza: dove c’era il frastuono, adesso c’è la musica e il ritmo dei passi, c’è la musica del dialogo. Dove c’era il rischio di essere messi sotto da un autobus, oggi c’è la convinzione che si possa vivere e camminare. E’ il bisogno di tornare a stupirsi, di tornare a gustare il bello. Credo che il 2010 dovrà portarci non soltanto questo stupore, ma anche la capacità di realizzare un trasporto pubblico più efficiente. Forse qualcuno di voi ha visto qui dietro scorrere le slide dei disegni che mi regalano i bambini delle scuole di Firenze. Ce n’è uno che dice: “Caro Sindaco, ci impegniamo a non parlar male degli autisti dell’Ataf”… che secondo me è il frutto di un’attenta ed accesa discussione in famiglia, non me lo spiego altrimenti! Ma la vera sfida di oggi, per Firenze, è unire l’attenzione alla quotidianità con il gusto della meraviglia.

4. Siamo qui per questo
Ciascuno oggi ha di fronte a sé non soltanto la verifica di un anno che per quello che ci riguarda è stato un anno difficile, ma emozionante, un anno di cui ci portiamo nel cuore non soltanto le cose belle, ma anche le difficoltà. Penso innanzitutto alle difficoltà occupazionali, a chi passerà il Natale 2009 in cassa integrazione, a chi nel Natale 2009 vive un momento di difficoltà economica perché il mondo come lo conoscevamo prima sta mostrando tutti i suoi limiti. A tutti costoro va la vicinanza mia personale e di tutta la città, ma va anche la convinzione che Firenze ce la possa fare, che il tempo di Firenze, come ha scritto il Vescovo arrivando in città, non è il passato, ma l’ora di Firenze appartenga al futuro. Credo che sia questo il messaggio che dobbiamo dare a tutti e a ciascuno in questo momento. Sarà bello provarci, tutti insieme. Ci piace una città che accoglie le sfide di tutti, che dà un’opportunità a tutti. E che non si mette a lamentarsi di ciò che c’è. Noi dobbiamo migliorare e i primi a dover cambiare siamo proprio noi che siamo i politici e gli amministratori di questa città, i depositari del più grande sogno di cui siamo innamorati: il sogno di Firenze. Però dobbiamo cambiare tutti e fatemi dire grazie a ciascuno di noi se riusciremo a tentare di uscire dalla logica del piagnisteo e della lamentela e provare a mettersi in gioco perché l’ora di Firenze sia l’ora del futuro. Mario Luzi terminava quella sua lirica da San Miniato, dicendo:
“Non può essersi spento o languire troppo a lungo sotto le ceneri l’incendio. Siamo qui per ravvivarne col nostro alito le braci, chè duri e si propaghi, controfuoco alla vampa devastatrice del mondo. Siamo qui per questo. Stringiamoci la mano, sugli spalti di pace, nel segno di San Miniato”.
Mi colpisce che per il calendario liturgico San Miniato sia il 25 ottobre, il giorno della pedonalizzazione di piazza Duomo, mi piace l’idea che con le parole di Mario Luzi, e con il pensiero di chi è riuscito davvero a stellare la notte, Firenze entri nel 2010 con il grande orgoglio di appartenere ad una storia straordinaria, con la passione e l’impegno di chi crede che questa storia debba essere lanciata nel futuro, ma soprattutto con la convinzione che questo mondo, questo nostro pianeta, che ha bisogno di vedere levati alti i pensieri e stellata forte la notte, ha un disperato bisogno di Firenze. Il mio augurio, l’augurio del Sindaco è che la nostra città sia all’altezza della bellezza di questa sfida. Buon Natale e Buon Anno a tutti.
 


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