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21/12/2005
Nardella (DS), Toccafondi (FI), Carrai (Margherita): «Nelle scuole comunali si festeggi il Natale per quello che è. Non inventiamoci ricorrenze fantasiose o alternative»
Questo il testo dell'intervento dei consiglieri Dario Nardella (DS), Marco Carrai (Margherita) e Gabriele Tocafondi (FI): «L'istruzione scolastica rappresenta il momento decisivo e irrinunciabile della vita di ciascuno di noi in cui si concretizza il pieno sviluppo della persona umana. Tale sviluppo del cittadino, sia come singolo che nelle formazioni sociali, ricorda la Costituzione italiana, deve avvenire nel rispetto del pluralismo culturale, della libertà religiosa e della libertà d'insegnamento. Sono questi i presupposti senza i quali i giovani, fin dall'infanzia, non possono vedere soddisfatto il loro diritto fondamentale ad un ambiente scolastico propizio, appunto, allo sviluppo della persona e dunque anche alla conoscenza della storia, della cultura dei modelli sociali ed economici del proprio paese e del popolo al quale appartengono. A Firenze, in questi giorni che precedono le feste natalizie si è appreso della notizia di alcuni insegnanti che avrebbero deciso di festeggiare il Natale non secondo i canoni culturali e religiosi tradizionali, che, tra le altre cose, fanno di questo evento una festività nazionale riconosciuta dai cittadini italiani anche a prescindere dall'appartenenza religiosa, bensì sulla base di ricorrenze fantasiose e alternative come una ipotetica festa del "pesciolino rosso", piuttosto che una festa dell'"albero di natale", o festa dell'"inverno". Ora, seppure si possa comprendere lo sforzo dei docenti che, informati all'irrinunciabile principio della libertà di insegnamento, tanto più in una scuola pubblica, si preoccupino di non ledere la libertà religiosa degli scolari, non si comprende davvero perché questo obiettivo sia perseguito mediante il disconoscimento palese di una festività e delle ragioni che ne sono alla base. Infatti, festeggiare il Natale senza parlare dei tratti culturali e religiosi che portano a considerarlo uno dei momenti più qualificanti della cristianità nel mondo, fino a sconfinare in una dimensione universale significativa anche per molti laici, è una contraddizione incomprensibile, oltre che un errore storico e culturale. Se siamo d'accordo che nella scuola viva con forza il rispetto del pluralismo culturale e religioso, non possiamo non considerare il diritto alla conoscenza e ad essere informati che i ragazzi hanno nei confronti della scuola stessa. Un diritto che, conciliandosi con la libertà di insegnamento, si concretizza nella corretta, completa e veritiera esposizione della realtà e del sapere umano. Spiegare ai bambini italiani perché esiste il Natale non vuol certo significare la negazione dell'esistenza di altre festività religiose di cui pure quei bambini dovranno essere informati. Illustrare la verità di una matrice cristiana e culturale che c'è dietro questa festività è un dovere dettato semplicemente dal buon senso e dalla natura umana che non potrà mai confliggere con la libertà di insegnamento. Nessuno imporrebbe ad un docente di spiegare ai propri scolari che esista al mondo una sola religione ed una sola festività, ma nessuno si sognerebbe di negarne l'esistenza. Il rispetto del pluralismo religioso e culturale non si garantisce con la disinformazione o l'errata informazione: non è così che si tutela il libero sviluppo della persona. La stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 203 del 1989, affrontando questi temi più in generale, ha stabilito che il principio fondamentale della laicità dello Stato presente nel nostro ordinamento "implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni" [ma] "garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale". Dunque, compito di un docente e di qualunque cittadino, ci ricorda la Corte, è far vivere questo pluralismo non con l'indifferenza o, peggio, con la mistificazione, bensì con la più completa informazione. Ogni bambino, qualunque sia la religione propria e della propria famiglia, ha il diritto di godere di questo pluralismo e, dunque, ha il pieno diritto di sapere che cosa è il Natale e perché il paese in cui vive lo festeggia da 2006 anni. Perché negare questo diritto?». (fn)

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