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19/12/2003
Goldonetta/3. Il Saloncino delle Feste delle "Delices Goldoni". Il nuovo Teatro Goldonetta
CRONOLOGIA STORICA FINE XVIII – INIZI XIX secolo. Il XVI secolo vide tramontare la dinastia dei Medici. Cosimo II, figlio di Ferdinando I, abolì il Banco dei Medici, ritenendo volgare per un sovrano il commercio di denaro, e col governo di Cosimo III e Gian Gastone, le cui “malattie, nevrosi ed ossessioni li rendevano entrambi incapaci a governare”, per il Granducato fu l’inizio del decadimento, anche sul piano internazionale. Morto Gian Gastone il Granducato di Toscana passò ai Lorena. Durante il governo di Pietro Leopoldo (che va dal 1765 al 1790), il più importante sovrano lorenese che divenne poi Imperatore asburgico, anche la Toscana conobbe il felice periodo dell’assolutismo illuminato, fruttuoso incontro tra iniziativa dei sovrani e programmi riformatori degli illuministi. Nel 1799 i Lorena furono costretti ad abbandonare la città a causa dell’arrivo dei francesi di Napoleone. Nel 1808 fu ordinata la soppressione degli ordini religiosi incorporando i beni nel patrimonio dello Stato che viene così a disporre di vaste aree e strutture. Il disegno urbanistico medievale e rinascimentale della città viene mutilato di importantissime memorie architettoniche. 1814 Ritorna a Firenze il granduca Ferdinando III, che stabilisce la sua dimora nelle stanze di Palazzo Pitti. In questo clima, di importanti ristrutturazioni sociali ed urbanistiche e di grande permissività ai cambiamenti, s’inserisce l’azione speculativa, dell’impresario teatrale Luigi Gargani, che “fiuta” l’acquisto, a prezzo vantaggioso, del terreno sul quale sorgono i due conventi di Annalena e S. Chiara. L’idea è di realizzare in proprio, per poi gestirne personalmente l’operato, una o più strutture teatrali. Per la realizzazione del teatro grande Gargani cerca la collaborazione dell’architetto più attivo in città nella progettazione di nuove aree da destinare al tempo libero ed allo svago: Giuseppe del Rosso che contribuì notevolmente al disegno del complesso “Goldoni”. Dalla regia di Del Rosso è probabile che siano stati indicati gli architetti Castinelli e Corazzi per l’ideazione rispettivamente del Saloncino e dell’Arena diurna. 1817 Viene inaugurato il teatro Goldoni. 1818 Viene inaugurata l’Arena e , poco dopo, l’annesso Saloncino da ballo. 1819 Furono aggiunte al complesso, al piano terra e primo, alcune stanze ridotte per il giuoco e per “favorire la conversazione dei letterati”. Inoltre furono adottate alcune modifiche per l’accesso indisturbato del Granduca, e salette riservate per le feste di corte. L’Accademia dei Ravvivati prende sede al teatro (pur non figurando proprietaria). 1859 La Corte Granducale lascia Firenze. Fino ad ora il complesso del Goldoni ha vissuto di grande splendore, ma nei prossimi anni il complesso vedrà la disgregazione ed ognuno degli elementi che lo costituiscono avrà vita autonoma. Il teatro alternerà periodi di crisi e conseguente chiusura, mentre l’attività dell’Arena mantiene una certa continuità negli spettacoli diurni (commedie e tragedie ad opera di importanti compagnie. Il Saloncino mantiene la sua funzione ma risente del clima di destabilizzazione in città. 1865 Dal 1865 al 1871 Firenze fu capitale d'Italia: nel processo di “rinnovazione e risanamento” il centro fu in gran parte raso al suolo. Così la città si adeguava alla profonda trasformazione sociologica che vedeva emergere sempre più prepotentemente, la nuova classe: la borghesia. Nel carnevale del 1870 furono date le ultime feste di Firenze capitale che si conclusero con un gran ballo e ricca cena offerti il lunedì grasso dal principe Corsini. Seguì nella primavera qualche altro pranzo, ma dopo la breccia di Porta Pia la capitale fu trasferita a Roma. 1875 Si cerca di dare nuovo lustro, almeno al teatro, concludendo i lavori di restauro con la nuova illuminazione a gas. Ma il teatro, alternando periodi di chiusura, non vedrà più lo splendore dei primi decenni. In questi ultimi dieci anni è possibile ipotizzare l’intervento di ristrutturazione delle decorazioni parietali del Saloncino . Negli anni successivi fu coperta l’Arena che ne frattempo aveva registrato una notevole riduzione degli spettacoli. 1908 L’arena coperta viene presa in affitto da Gordon Graig, che nel 1913 fonda la sua scuola di recitazione. È probabile che anche il Saloncino, o parte dei suoi ambienti furono occupati dalla scuola. 1914 Un nuovo importante restauro, ad opera dell’architetto Coppedè, cercò di rilanciare il teatro ed il quartiere. 1917 L’Arena ed il Saloncino vennero requisiti dall’autorità militare. Nonostante alcune sporadiche rappresentazioni, inizia la vera decadenza. 1925 Si assiste alla chiusura del teatro fino al 1954. 1935 L’Arena viene trasformata in cinematografo, rimane tale fino a oggi. Il Saloncino mantiene la sua funzione di deposito. 1946 Sia l’Arena che il Saloncino vengono utilizzati come centri di raccolta degli sfollati del secondo dopoguerra. Il Saloncino passa alla proprietà comunale e viene utilizzato come deposito materiali ed in parte come alloggi per sfrattati, fino alla fine degli anni ’70. 1975 Prende sede la compagnia “Cricot” di Tadeusz Kantor per la creazione dello spettacolo “Wielopole Wielopole”. 1978 Subentra Vittorio Gassmann che dirige la “Bottega Teatrale di Firenze”. L’Amministrazione Comunale avvia il processo di recupero che porterà al restauro del Saloncino. 1979 L’architetto Francalanci, per la Divisione Belle Arti, ha avuto mandato dall’Amministrazione Comunale di operare al fine di “favorire un processo di riattribuzione delle funzioni teatrali” attraverso un programma di lavori di straordinaria manutenzione. Si arriva ad un progetto di recupero complessivo, delle strutture edilizie e tecnologiche ma anche alla dotazione di attrezzature e arredi, affinché ne sia garantito il funzionamento. A tal proposito si pensa alla nomina di una Commissione di esperti che elabori le linee guida per la creazione di “un centro teatrale funzionale rispondente alle esigenze della città. I lavori iniziati intorno al 1985 proseguirono, poi sotto la guida dell’architetto Cini, fino ai primi anni ’90, per poi interrompersi a causa della mancanza di fondi finanziari. Il Saloncino rimase a mezzo dei lavori di impiantistica, impostati nelle dorsali, protetto dalle rinnovate coperture e dalle nuove finestrature, “rivelato” dalla grande quantità di saggi preliminari. Negli anni successivi un nuovo cantiere aprì i lavori all’interno del Saloncino di via S. Maria. L’intervento si inserisce in un più ampio e generale progetto dell’Amministrazione Comunale teso all’adeguamento degli edifici storici, di sua proprietà, alla recente normativa sulla prevenzione degli incendi e sull’abbattimento delle barriere architettoniche (i lavori furono progettati e diretti dall’ingegner Giancarlo De Renzis e realizzati in un primo momento dall’impresa Ragionieri, poi conclusi dall’impresa Sollazzini). Siamo così arrivati all’anno 2001. Gli architetti Patrizia Moreno e Sandro Useli, coordinati dall’architetto Cini, (tutti tecnici dell’Ufficio Belle Arti della Direzione Cultura del Comune) sono chiamati a redigere il progetto di variante e di completamento alla precedente versione dell’arch. Giorgio Caselli e dello stesso Cini. La Direzione dei Lavori è stata curata dall’architetto Sandro Useli, coadiuvato da Natale Lezzi, Responsabile del Procedimento arch. Giuseppe Cini. I lavori sono stati realizzati dall’impresa Monacelli di Gubbio e dall’impresa Ikuvium di Gubbio per le decorazioni. Per la Soprintendenza gli architetti Vaccaro e Zeuli e il dottor Branca. I lavori sono iniziati il 24 febbraio 2003. Costo dell’opera 730.000,00 euro.(uc)

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