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28/12/2011
Mostre, Raffaele Cioni, un garibaldino fiorentino in fuga tra politica e amore
Al Palagio di Parte Guelfa la storia della saga della famiglia

Partecipò alla spedizione dei Mille che contribuì a fare l’Italia, ma alla vigilia dell’unificazione fuggì in Egitto non solo per motivi politici, come tanti altri garibaldini, ma anche per amore, e lì la sua famiglia contribuì, come tanti italiani dell’epoca, allo sviluppo civile e culturale del paese arabo. Lui era il fiorentino Raffaele Cioni ed ora il Palagio di Parte Guelfa ospita la mostra “Gente nostra sulle rive del Nilo: la famiglia Cioni”, un’esposizione - a ingresso libero - che ripercorre tra documenti, oggetti e fotografie le tappe del capostipite e di tre generazioni della famiglia e insieme i legami con le vicende egiziane ed italiane. La mostra, già organizzata all’Accademia d’Egitto a Roma a novembre, è visitabile fino al 31 dicembre (ore 9-17).
Raffaele Cioni partecipò all’impresa di Giuseppe Garibaldi ma scappò dall’Italia prima di vedere consacrata quell’Unità in cui aveva fortemente creduto. In quel periodo molti attivisti del Risorgimento si trovarono in contraddizione con le tesi ufficiali del giovane regno italiano. Così, spinti dall’insicurezza per la propria incolumità o per poter liberamente svolgere la loro attività politica si ritrovarono sulle vie dell’esilio. Meta per molti fu l’Egitto, dove ad attrarre erano il successo economico previsto dopo l’apertura del canale di Suez e la fama di libertà dalle persecuzioni politiche o di polizia. Ma le ragioni che spinsero Raffaelle Cioni all’esilio erano tutt’altro che politiche od economiche. Lui dovette fuggire da Firenze, di notte, per amore: il suo legame con Antonietta Pini, figlia di una famiglia devota al Papa, divenne improponibile dopo la sua partecipazione alla spedizione dei Mille. Così, insieme all’amata, si unì a un gruppo di garibaldini dapprima in Grecia e poi, separati in due gruppi, diretti a Istanbul e in Egitto, dove trovarono terreno fertile grazie alla politica di accoglienza inaugurata da Mohammed Ali. Lì la famiglia, anche grazie alla vicinanza con la massoneria, partecipò attivamente all’ammodernamento del paese: in quegli anni nacquero il servizio postale, il servizio sanitario, la pubblica sicurezza, l’introduzione della prima forma di catasto, i tribunali, il giornalismo indipendente, il teatro, e la comunità italiana ebbe per alcuni decenni un ruolo predominante nel processo di modernizzazione dell’Egitto. La famiglia si estinse nei primi anni del XXI secolo senza mai perdere di vista l’attaccamento patriottico e laico che furono il lascito di Raffaele, sepolto come ‘libero pensatore’ nel cimitero civile del Cairo. (edl)


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