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20/12/2007
Bilancio di previsione 2008, la relazione dell'assessore Albini in consiglio comunale
Oggi il consiglio comunale ha iniziato il dibattito sul bilancio di previsione 2008. Questo il testo della relazione dell'assessore alle risorse finanziarie Tea Albini: "È passato un altro anno e, come sempre, prima di Natale siamo chiamati a discutere il Bilancio di Previsione 2008 e il pluriennale 2008/2010 del nostro comune. Questo risultato è il frutto di un lavoro intenso e collettivo che coinvolge tutti gli organi del Comune, la macchina amministrativa, i nostri Consigli di Quartiere. Un lavoro che richiede serietà, responsabilità, coraggio nel compiere scelte complesse, a volte difficili perché sempre molte sono le attese, i bisogni che si riversano sui Comuni da parte dei cittadini, delle parti sociali, degli attori economici. Questo è particolarmente vero per realtà come Firenze e la Toscana, dove storicamente è stato elevato il livello d’intervento nell’organizzazione del welfare locale e sulle diseconomie esterne indotte dallo sviluppo. Un intervento che ha consolidato in Toscana un elevato riconoscimento sociale nei confronti dei Comuni dove mediamente il rapporto di fiducia fra Stato e governo locale è di 1 a 3, mentre in altre parti dell’Italia, al sud per esempio, secondo l’Istituto Cattaneo, è addirittura rovesciato. Oggi ai livelli tradizionali d’intervento si aggiungono quelli indotti dai cambiamenti demografici (in primis quelli legati all’immigrazione e all’anzianità), dalle nuove forme di flessibilità lavorativa, da settori diversi dove si manifesta una domanda d’intervento sempre più intensa: per esempio di tutela e prevenzione contro gli elevati livello d’inquinamento, servizi legati alla forte crescita dei tassi di occupazione femminili, a interventi infrastrutturali per la mobilità, alla domanda di sicurezza, alla cultura, a tutto il grande tema dell’accoglienza. Il nostro Bilancio, coerentemente con il Programma di mandato del Sindaco, si colloca per profilo politico e culturale nella direzione di mantenere i servizi esistenti, cercando di affrontare i nuovi bisogni della città, in alcuni casi in modo molto impegnativo anche sotto il profilo della razionalizzazione, della modernizzazione e delle risorse come nel caso della Tramvia. Lo facciamo, quindi, puntando sull’innovazione strutturale ed infrastrutturale impegnando su questo risorse umane e finanziarie. Siamo convinti che, oltre che la necessità della scoperta di nuovi campi e settori d’intervento indotti dai mutamenti del sociale e delle nuove tecnologie, sia necessario capire in un continuo lavoro di aggiornamento organizzativo e culturale che non possiamo pensare di trascinarci automaticamente dietro tutto quanto abbiamo ereditato, nelle forme e con le modalità del passato. Questo è vero per quanto riguarda l’erogazione e l’organizzazione dei servizi e della macchina amministrativa, ma anche rispetto alla necessità di governare i processi e le scelte per la nostra città in contesti nuovi di governance adeguati alla scala dimensionale in cui devono essere affrontati: nazionale, regionale, metropolitana, locale anche con la necessità di rivedere il ruolo dei Quartieri. Colloco in questo contesto anche le nostre società partecipate, che concepiamo come strumento essenziale per il governo integrato e allargato della città e per le quali siamo quotidianamente impegnati perché attraverso queste siano garantiti servizi moderni ed efficienti, ma anche dimensioni territoriali ed economiche adeguate ad aggredire i problemi e capaci di vivere e rinnovarsi nei contesti nuovi di apertura al mercato. La nostra sfida è valorizzare il patrimonio, anche umano, del pubblico dimostrando che possiamo tenere insieme ricerca dell’efficienza, sfida della concorrenza, sostenibilità e responsabilità sociale. Questo, e non altro, è il senso del nostro lavoro per l’aggregazione delle società idriche Publiacqua, Acque S.p.A. e Acquedotto del Fiora che sarà discussa nei 162 Comuni interessati e che tende, come accade in altre importanti regioni italiane, a costruire alleanze territoriali nell’Italia Centrale. Nel settore dell’energia, con Toscana Energia S.p.A., abbiamo già raggiunto un risultato importante con la fusione di Fiorentinagas e Toscana Gas e la nuova azienda sta dimostrando capacità ed attrazione verso nuovi territori. Per il 2008, dando seguito al Protocollo d’Intesa per la gestione dei rifiuti negli Ato Firenze-Prato-Pistoia del gennaio 2007, stiamo lavorando per l’integrazione delle gestioni dello smaltimento dei rifiuti per giungere, come prevede la legge regionale, alla comune gestione del ciclo integrato dei rifiuti nell’Ato “Toscana Centro”. La questione dei rifiuti assume un’importanza ed un’urgenza dirimente per il futuro delle nostre città. È il tempo delle scelte e della responsabilità di governo, di tempi e risorse certe per realizzare gli impianti da tempo individuati dall’Ato e dagli enti pubblici. Occorre evitare il rischio di far pagare ai cittadini e all’intero sistema economico e civile costi ambientali ed economici difficilmente sostenibili e giustificabili. Voglio su questi temi fare brevemente due considerazioni. La prima riguarda il tema della riforma dei servizi pubblici locali. Giustamente il Parlamento ha evitato di inserire in Finanziaria una riforma così importante, sottraendola al confronto con gli enti locali e le aziende. Ma comunque dalla Finanziaria 2008 ci aspettiamo novità che incideranno su alcune delle nostre società, in particolare dall’art. 3 comma 27, 28, 29 che vieta alle amministrazioni locali di detenere quote in società che hanno per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. La norma prevede che sarà il Consiglio Comunale a stabilire quali delle nostre società rientrano in questa casistica. Per quelle che rientrano nella fattispecie, il comune dovrà cedere le proprie quote a terzi entro 18 mesi con procedura di evidenza pubblica. Disapprovo il metodo seguito dal Governo perché, come si può capire, sarà un percorso difficile che, fatto così, creerà oggettive difficoltà alle nostre aziende ma più in generale al patrimonio dell’Ente. Così come l’art. 2 comma 468 che affronta i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali, pur nella condivisione della ratio non può, a mio parere, essere scissa dal grande tema della riforma dei servizi pubblici locali che viene in questo momento discussa al Senato con apposito disegno di legge. L’articolo della Finanziaria può rischiare di essere riduttivo o incoerente rispetto alla legge di riforma e quindi ingenerare perplessità applicative di cui non ci sarebbe assolutamente bisogno. La nostra non è una posizione contraria alla liberalizzazione e per il mantenimento di posizioni “monopolistiche”. Vogliamo però, e non solo per l’importanza economica che le nostre società hanno, che la riforma auspicata non sia sotto il segno della privatizzazione ma della concorrenza e della modernizzazione del sistema dei servizi pubblici locali, per la funzione pubblica che sono chiamati a svolgere nell’interesse dei cittadini e degli stessi Comuni. La seconda considerazione riguarda l’operazione che abbiamo concluso con l’adeguamento degli Statuti delle società partecipate e la riduzione dei consiglieri di amministrazione e dei compensi. Un’operazione che abbiamo iniziato anche prima delle norme della Finanziaria 2007 e del decreto applicativo. Il numero dei consiglieri di amministrazione espressione del Comune di Firenze o di soci pubblici fra cui il Comune di Firenze è passato da 71 a 50. Così come gli emolumenti percepiti dagli amministratori sono passati da 2.108.383 euro a 1.526.541, con un risparmio di 581.842. Stiamo ora effettuando approfondite verifiche sul versante delle società indirette. Il definitivo assetto sarà stabilito tenendo conto della missione svolta dalle società e dal valore iscritto nei rispettivi bilanci. Vorrei comunque ricordare che l'eventuale presenza di consiglieri di partecipate in altre partecipate, non comporta la somma di emolumenti che si intendono onnicomprensivi. La Relazione Previsionale e Programmatica descrive ampiamente i settori d’intervento dell’Amministrazione Comunale, anche con riferimento al Programma di Mandato del 2004. Non starò quindi a ripercorrere tutte le indicazioni lì contenute. Preme invece sottolineare che, rispetto all’intensità dei nostri interventi, corrisponde ancora oggi un quadro non adeguato del decentramento delle risorse necessario per farvi fronte. Basta citare un dato che riguarda tutta la Toscana: nell’attuale riparto dell’intervento pubblico fra i diversi livelli di governo nella nostra regione, oltre i 2/3 della spesa pubblica è sostenuta dai governi decentrati (dalla Regione per il 36% e dagli Enti Locali per il 32%) mentre lo Stato copre il restante terzo. Ma la distribuzione del prelievo fiscale risulta invece molto più concentrata, dato che il 70% delle entrate sono imputabili allo Stato, il 20% alla Regione e solo il 10% agli enti locali. Sono dati che devono far riflettere, sia rispetto all’immagine che da più parti si continua a diffondere dei Comuni come enti in prima fila nello spremere le tasche dei cittadini, sia perché l’auspicabile ulteriore decentramento di funzioni e compiti che renderanno ancora più urgente un consistente decentramento di risorse finanziarie. È infatti chiaro che l’attuale quadro generale della finanza locale e della capacità impositiva dei Comuni non può reggere e non è più adeguata a sostenere e a sviluppare l’insieme del sistema di servizi e di funzioni proprie delle politiche comunali. Rinnoviamo quindi con forza la necessità di una vera riforma della finanza locale e di un decentramento finanziario vero e serio che non duplichi funzioni e costi per i cittadini e per il 'sistema Italia'. Amministrare una città è cosa complessa, soprattutto quando la condizione della finanza pubblica impone rigore. È difficile mantenere gli equilibri raggiunti quando, per scelta politica, si decide di non premere sulla leva fiscale e/o tariffaria. Occorre non abbassare mai la guardia ed avere l’attenzione massima ad ogni scostamento, se pur minimo, che si dovesse prefigurare rispetto alle previsioni. In questo modo abbiamo attraversato il 2007, anno difficile, così come sarà il 2008, ce la faremo avendo quale obbiettivo primario quello del mantenimento dell’attuale livello dei servizi. D’altra parte ed in questo senso vanno anche le scelte della Finanziaria 2008 che persegue l’obbiettivo di equità e di agevolazioni per le categorie più deboli o più svantaggiate, come ad esempio l’ulteriore detrazione ICI sulla prima casa fino ad un massimo di 200 euro a unità immobiliare. Riteniamo, o meglio i comuni ritengono, di essere i soggetti pubblici che più e meglio hanno contenuto la spesa e che nella stragrande maggioranza dei casi hanno rispettato i saldi imposti. Abbiamo apprezzato che il governo abbia ormai assunto la scelta dei saldi quale guida per la spesa pubblica e non è cosa da poco, visto che eravamo abituati a cambiare sistema ogni anno in barba ad ogni programmazione. Vorremmo però essere considerati per quello che siamo nel comparto pubblico, e riteniamo di dover pesare per quello che realmente valiamo. I comuni non possono più essere considerati solo al momento in cui si decide di tagliare, è troppo semplice indicarli come il soggetto a cui chiedere di più ed è troppo penalizzante rivalersi sui trasferimenti. È di queste ore la decisione di un certo numero di Comuni che presenteranno ricorso al Tar del Lazio contro il decreto Visco che prevede la copertura dei 600 milioni di euro che furono previsti nella Finanziaria 2007 nella ultima fase del confronto fra Anci e Governo. Perché il ricorso? Perché nel decreto si prevede di introitare Ici relativa agli immobili di categoria B e E trattenendola dal trasferimento statale già effettuato a novembre. Ovviamente i Comuni dovrebbero scrivere in bilancio la somma intera Ici e portare a credito nei confronti dello Stato quanto questo si è trattenuto. Il credito dovrebbe essere poi annullato dall’avanzo di amministrazione che può realizzare il Comune. Lascio perdere ogni considerazione che mi sembra ovvia e la mia totale disapprovazione sul merito e sul metodo e ritengo più che giustificato il ricorso al Tar, mi duole che i rapporti fra Governo centrale ed Enti locali debba essere regolato da ricorsi amministrativi. In questi anni i comuni hanno ridotto e limitato tutto quanto era possibile, hanno operato scelte difficili e anche quelli, non è il caso di Firenze, che hanno incrementato le risorse tramite l’aumento delle tasse o delle tariffe hanno comunque garantito tutti i servizi, tutti i programmi consentendo ai propri cittadini il normale funzionamento della città. Io mi chiedo se tutti i comparti dello stato si siano comportati così, e se lo stesso rigore che ci è stato chiesto e ottenuto sia paragonabile a quello che altri hanno messo in campo. Il recentissimo rapporto annuale sulla Finanza locale in Italia mostra come in questi anni il passaggio delle funzioni dal livello centrale agli enti locali abbia generato un risparmio di spesa al sistema Italia accompagnato da un incremento della produttività nell’erogazione dei servizi o nella produzione di un bene pubblico. Con grande senso di responsabilità e badando agli interessi generali anche come Comune di Firenze abbiamo sviluppato rapporti, relazioni, collaborazioni ed intese per decentrare a livello comunale o di area servizi e funzioni importanti, prima svolte essenzialmente dallo Stato. Accenno, in questo senso, al grande lavoro che abbiamo fatto per il decentramento delle funzioni catastali che ci auguriamo di non vedere ritardato da criticità procedurali ed operative o da blocchi corporativi. Non solo, ma contrariamente alle vulgate giornalistiche e alle campagne ideologiche lo stesso Rapporto dimostra come la risposta dei Comuni alla manovra finanziaria 2007, che ha imposto al comparto comunale un obiettivo di risanamento pari a 1.994 milioni di euro, non è stata un ricorso indiscriminato alla leva fiscale, né alla riduzione dei servizi al cittadino, ma un’azione di politica economica volta ad ottimizzare le risorse a disposizione dei Comuni. E, ancora una volta, lo studio ci spinge a riflettere sulla necessità di distinguere all’interno della complessa articolazione del sistema degli enti locali. È anche troppo semplice o meglio penalizzante non fare differenza o limitarsi a valutazioni complessive, paradossalmente anche all’interno degli stessi comuni. Firenze non è Taranto né Roma né Bolzano. Non parlerò più della necessità delle così dette tasse di scopo o meglio del contributo di soggiorno, ritengo che la particolare condizione di alcune città non sia considerata tale da chi negli anni ci ha governato, e che pertanto i servizi che la nostra città offre a chi l’abita o la visita sono esclusivamente a carico dei residenti, indipendentemente da chi poi concretamente ne usufruisce. L’unicità di Firenze riconosciuta nel mondo, ma anche dagli italiani che, come evidenzia il rapporto sulla qualità della vita del Sole 24 ore, la vorrebbero come città dove andare a vivere, non ha mai attivato interventi speciali da parte dello stato o della regione. Ed ho ragione di ritenere che fra le grandi città d’arte Firenze sia l’unica a non avere contributi da leggi specifiche. Abbiamo comunque un bilancio sano, che fa conto sulle sole risorse strutturali e con queste copre le spese. Un comportamento quindi virtuoso riconosciuto dalla Corte dei Conti e dalle varie Agenzie di Rating, che ci ha consentito e ci consentirà, di affrontare qualsiasi discussione o confronto con la chiarezza dei nostri numeri. Un bilancio meritevole anche per la sua trasparenza, come è stato riconosciuto dall’indagine svolta dalla Fondazione milanese Civicum, che ha rilevato come Firenze e pochissime altre realtà di grandi città italiane abbiano pubblicato su internet i bilanci e i rendiconti degli ultimi tre anni. Ma venendo al contenuto del nostro bilancio, ritengo che i consiglieri abbiano avuto modo di apprezzare la documentazione prodotta. In particolare i tre volumi della Relazione previsionale e programmatica che in modo diffuso, documentano ed argomentano le scelte del nostro bilancio di previsione. Inviterei i consiglieri che non l’hanno fatto a sfogliare almeno il primo volume per avere un quadro, ritengo abbastanza esaustivo, delle scelte operate e della proiezione di queste sul triennio, e di come queste si traducono in numeri. Anche per l’anno 2008 confermiamo la scelta di non incrementare la pressione fiscale o tariffaria. Non ci saranno aumenti né di ICI né di addizionale Irpef né di tariffe, riteniamo di poter garantire la stessa quantità e qualità dei servizi partendo dall’assestato 2007. Confermiamo la stessa cifra previsionale di 50 milioni di euro da sanzioni amministrative, per le quali puntualmente ogni anno presentiamo al Ministero dei Trasporti la delibera di ripartizione. Ad oggi non c’è mai stato fatto alcun rilievo. Ricordo che almeno il 50% di questi proventi viene destinato ad interventi relativi alla mobilità in senso generale ed il restante ai bisogni complessivi di parte corrente del nostro bilancio. Quest’anno prevediamo l’inserimento del 27% circa degli oneri d’urbanizzazione, pari a 3.900.000, a totale copertura delle spese di parte corrente. Per cui le risorse complessivamente a disposizione sono sostanzialmente quelle dell’anno in corso e quindi strutturali, ed è, come dicevo, con questa certezza che abbiamo definito la spesa, che come sempre si articola nelle 4 aree a cui si riferisce il programma di mandato presentato dal Sindaco: Coesione ed inclusione sociale, Trasformazioni urbanistiche infrastrutture ed ambiente, Cultura e sviluppo, l’azienda Comune e la Città Metropolitana. Gli impieghi per le 4 aree sono suddivisi: Coesione ed inclusione sociale pari al 34,09%; trasformazioni urbanistiche, infrastrutture ed ambiente pari al 14,96%; Cultura e sviluppo pari al 6,22%; L’azienda Comune e la Città Metropoli pari al 44,73%. Le percentuali appena dette sono comprensive del costo del personale che da solo è circa il 40% dell’intera spesa corrente ed è proprio in virtù della rilevanza di questo costo che l’Amministrazione Comunale è stata fortemente impegnata ad un ampio processo di riorganizzazione dell’Ente che ha permesso, fra l’altro, nel corso del 2007 di concludere l’opera di stabilizzazione del personale avente diritto. Per quanto riguarda il Piano degli investimenti 2008, oltre 90 milioni di euro saranno destinati agli investimenti: 8.420.211 per l’edilizia residenziale pubblica, 135.000 per la giustizia, 100.000 per la Polizia Municipale, 10.540.300 per la Pubblica Istruzione (fra i tanti interventi anche la Scuola di Santa Maria a Coverciano che ospiterà 800 bambini dall’asilo nido, alla scuola d’infanzia e primaria). Continuiamo così ad investire in maniera significativa per un sistema dell’istruzione e dell’educazione orientato all’integrazione dei servizi e alla qualità), 3.534.000 per la Cultura (dove segnalo lo stanziamento previsto per il recupero funzionale del Cinema Teatro Alfieri e di altri interventi di manutenzione e restauro del nostro patrimonio culturale e immobiliare, ma nello stesso tempo, la criticità ad affrontare compiutamente con risorse comunali, la manutenzione dell’enorme capitale artistico ed architettonico che dobbiamo curare ed amministrare). A questo proposito mi preme rilevare l’inserimento di Firenze negli interventi celebrativi del 150° anniversario dell’Unità d’Italia con il finanziamento statale di 30 milioni di euro per la costruzione del nuovo auditorium musicale, operazione che, al di la del valore culturale, si configura come uno dei più significativi esempi di trasformazione urbana. Continuo questa sintetica rappresentazione del nostro Piano degli investimenti ricordando il 1.920.000 euro per lo sport, i 22.786.744 euro per ambiente e territorio che, con le significative risorse messe a disposizione per la manutenzione ordinaria, straordinaria e gl’investimenti per le piste ciclabili e le nuove infrastrutture, mezzi per il trasporto, gli interventi sul traffico e la sicurezza stradale che vogliono disegnare un nuovo sistema integrato e ambientamente sostenibile di mobilità urbana ed interurbana. Richiamo i 5.141.500 di euro per il sociale con importanti investimenti per il sostegno delle parti più deboli della nostra città e l’integrazione, i 200.000 euro per lo sviluppo economico, i 37.661.745 euro per viabilità e trasporti, di cui 20 milioni e mezzo per la tramvia. Opera questa che riteniamo strategica per la città, lungamente discussa anche in questo Consiglio Comunale, indispensabile per il futuro di Firenze e per l’area metropolitana. (Ricordo a questo proposito che nel bilancio corrente sono stati inseriti gli 850.000 euro necessari per l’effettuazione del Referendum del 17 febbraio.) Per far fronte agli investimenti, per la parte che riguarda le nostre risorse, ricorriamo alle alienazioni per 16.343.000 euro, agli oneri d’urbanizzazione per 10,5 milioni di euro (quindi il 73% circa dell’entrata complessiva degli oneri è destinata agl’investimenti) e utilizziamo pienamente la nostra possibilità d’indebitamento pari a 49.051.000, mentre nel triennio 2008-2010 risulta pari a 149 milioni di euro. Questo sarà contratto in modo da bilanciare l’esposizione debitoria complessiva a carico del Comune tra tasso fisso e tasso variabile, in modo da attenuare il costo complessivo del debito. Purtroppo le normative sul Patto di Stabilità penalizzano la capacità d’investimento del Comune di Firenze che, avendo puntato in questi anni sull’utilizzo di risorse proprie e sulla rinegoziazione del debito (non ci sono più mutui con tassi superiori al 6%) per ridurre l’indebitamento complessivo (oggi di poco superiore a 440 milioni di euro) ha acquisito una possibilità di indebitamento di 49 milioni di euro. Una misura certo contraddittoria rispetto ad un comportamento certamente virtuoso proprio della nostra Amministrazione. In queste ultime settimane è stato affrontato in vario modo e da vari soggetti la questione dei derivati per cui vorrei fare alcune precisazioni. Premetto che questo Bilancio non prevede alcuna nuova operazione in merito. Detto ciò, mentre nel settore privato esiste una piena libertà contrattuale nel rispetto della legge, per gli enti locali esiste una regolamentazione prescrittiva, resa ancora più vincolante dalla Finanziaria 2008. Nel valutare con oggettività la necessità per i Comuni di ricorrere a questi strumenti finanziari, occorre tener presente che, se il mercato finanziario fosse perfetto, cioè in grado di offrire sempre e nella quantità desiderata gli strumenti finanziari desiderati dagli enti, non vi sarebbe stato il bisogno di adattare la loro domanda di finanziamento all’offerta disponibile sul mercato attraverso l’uso dei derivati. Senza questi strumenti, al momento attuale, la gestione del debito sarebbe poco flessibile o bloccata. Ecco perché, pur con responsabilità e prudenza, anche l’Anci ha ritenuto che il mercato dei derivati resti aperto per gli enti territoriali. E per quanto riguarda il Comune di Firenze voglio assicurare, come dimostra la documentazione fornita a consiglieri e commissioni, che la situazione è costantemente monitorata e seguita e, se sarà necessario ridurre i rischi connessi all’oscillazione dei tassi d’interesse, attiveremo rimodulazioni o chiusure di alcuni contratti in derivati nel rispetto della normativa vigente. In conclusione vorrei spiegare perché non ho fornito questa relazione prima della seduta odierna, come mi era stato chiesto dal Presidente del Consiglio Comunale. La relazione della Giunta è la Relazione Previsionale e programmatica che si compone di tre volumi. Quest’anno contiene anche la parte dedicata al decentramento e tutte le informazioni e i numeri che la Giunta mette a disposizione per conoscere il bilancio. Credo mi sia consentito di presentare il bilancio nel modo che più mi assomiglia e nel rispetto delle scelte collettive di Giunta e del programma del Sindaco, con una relazione, che per comodità scrivo, e che rappresenta quindi il contributo politico dell’assessore al bilancio per inquadrare le scelte che i consiglieri si trovano nei volumi che hanno a disposizione. Credo che i Consiglieri abbiano, come me, apprezzato la relazione del Collegio Sindacale, le cui indicazioni e suggerimenti sono sempre oggetto della massima attenzione, per cui, mi sia consentito ringraziare i nostri revisori per il puntuale e prezioso lavoro svolto che ancora una volta consente di approfondire e conoscere meglio quello che resta un atto complesso, oltre che fondamentale per la nostra attività e per la città. Un ringraziamento anche ai colleghi della Giunta, ai Consigli di Quartiere e ai Consiglieri Comunali che hanno avuto la disponibilità e la responsabilità di entrare nel merito delle scelte nei tempi necessari a consentire l’approvazione del Bilancio prima di Natale. Importante, come sempre, è stato il confronto al Tavolo di Concertazione, rispettoso dei ruoli e positivo nella valutazione complessiva delle scelte impegnative che presentiamo a questo Consiglio ed ai cittadini. Un ringraziamento particolare alla d.ssa Nebbiai e a tutti i suoi collaboratori per il lavoro svolto con la consueta professionalità. Sarà ancora un anno difficile, una difficoltà che nasce anche dalla nostra volontà di mantenere un bilancio improntato al rigore, ma sono convinta che prevarrà lo spirito collaborativo, per dare certezze alla nostra città e fiducia nelle sue istituzioni".(fd)

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